Costanza Quatriglio e il Cinema dell’Attenzione

Giovanna Faleschini Lerner

Franklin & Marshall College

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Screenshot from Luciano, Bernadette and Scarparo, Susanna, "An Interview with Costanza Quatriglio" (2013). Supplementary Content to Reframing Italy: New Trends in Italian Women's Filmmaking. Paper 3.

La regista Costanza Quatriglio definisce “il cinema dell’attenzione” come un cinema “che fa dell’ascolto la sua forza, dell’esperienza il proprio fondamento” (Quatriglio 2013a). L’attenzione all’esperienza umana sta alla base di due qualità distintive del suo lavoro di regista: da una parte, l’abilità di rendere visibile l’invisibile, e cioè di “restituire all’oggetto la propria complessità” (Scarparo e Luciano 2013); dall’altra, la capacità di instaurare rapporti personali forti con i propri soggetti e personaggi. 

 

Queste caratteristiche definiscono il lavoro di Quatriglio già nel lungometraggio con il quale fa il suo esordio nel cinema di finzione, L’isola (2003). Il film è una storia di formazione incentrata sul quattordicenne Turi e sua sorella Teresa, che, crescendo sull’isola di Favignana, si confrontano con le aspettative rigide e limitate della propria comunità. Presentato alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes, L’isola riceve il premio della Confédération Internationale des Cinémas d’Art et d’Essai (CICAE), mentre le musiche del trombettista e compositore Paolo Fresu ottengono il Nastro d’Argento. Quello che contraddistingue il film è il giocarsi della narrazione sulla soglia tra documentario e finzione, in un’ibridazione del linguaggio per cui gli attori—non professionisti—partecipano, per esempio, a un’autentica mattanza dei tonni che si svolge a Favignana. Lo spaziare tra documentario e finzione accade sia all’interno del film, sia nella parallela produzione di un documentario, Racconti per L’isola, presentato alla Mostra del cinema di Venezia nel 2003, dove Quatriglio racconta il lavoro degli attori non professionisti nel corso della lavorazione a L’isola.

 

La scelta di Favignana, isola siciliana, riflette l’interesse di Quatriglio per la Sicilia, dove nasce, a Palermo, nel 1973, e dove cresce sotto l’influenza intellettuale del padre, il giornalista e scrittore Giuseppe Quatriglio (1922-2017). Dopo la laurea in giurisprudenza all’Università di Palermo, nel 2000 ottiene il diploma di regìa dal Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma, dove studia con Marco Bellocchio. 

 

Dopo una serie di video e cortometraggi, nel 2000 presenta al Festival di Torino Ècosaimale?, nel quale esplora l’esperienza della bambine e delle giovani adolescenti nel quartiere di Palazzo Reale (Albergheria) di Palermo. La trasformazione del tessuto architettonico del quartiere, danneggiato durante l’ultima guerra mondiale, a seguito delle politiche di rinnovamento urbano del comune, si muove in parallelo con la scoperta della violenza che sembra infiltrarsi in ogni rapporto e in ogni angolo del vicinato. Nel 2001, produce L’insonnia di Devi, un documentario che approfondisce la realtà delle adozioni internazionali dal punto di vista di ragazzi adottati da famiglie italiane e che da sempre si interrogano su radici, memoria, e identità personale. La disamina delle sfide affrontate da adolescenti di origine straniera in Italia continua con un altro documentario, Il mondo addosso, presentato alla Festa del Cinema di Roma nel 2006. La regista segue quattro giovani minorenni, Cosmin, Inga, Mohammad Jan e Josif, arrivati senza genitori dalla Moldavia, la Romania e l’Afghanistan per sfuggire alla povertà e alla guerra, nel loro tentativo di costruirsi un futuro in Italia. Nel 2009 produce Il mio cuore umano (dal titolo del libro autobiografico di Nada Malanima), documentario sulla celebre cantante, nata e cresciuta nella campagna toscana, prima del suo successo al Festival di San Remo del 1969 con la canzone “Ma che freddo fa.”  

 

Con Terramatta; Il Novecento italiano di Vincenzo Rabito analfabeta siciliano, Quatriglio ottiene il Nastro d’Argento per il miglior documentario nel 2013. Il film, sviluppato in collaborazione con la storica Chiara Ottaviano, adatta l’autobiografia di Vincenzo Rabito, scritta dall’autore, semi-analfabeta, in un italiano idiosincratico nell’ortografia, grammatica, e punteggiatura. Rabito, nato alla fine del 1800 in provincia di Ragusa, è partecipe e testimone di tutti gli eventi più significativi del Novecento italiano. Il suo diario, conservato nell’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano, viene edito per la pubblicazione nel 2007, e adattato per il teatro nel 2009. Nella versione filmica, Quatriglio utilizza un linguaggio cinematografico innovativo, che giustappone il racconto personale di Rabito—letto dalla voce fuori campo dell’attore Roberto Nobile—con immagini d’archivio appartenenti alla storia ufficiale, filmati dei paesaggi contemporanei descritti nel memoriale, e testimonianze dei suoi familiari.  Come scrivono Susanna Scarparo e Bernadette Luciano, Terramatta; di Quatriglio è un “prodotto cinematografico complesso, multilivello, altamente costruito, che evidenzia l’estetica e l’etica comune a tutti i suoi film” (Scarparo e Luciano 2014, p. 294). Per Scarparo e Luciano (2014, p. 294), infatti, il lavoro di documentarista di Quatriglio è definito da un forte senso di responsabilità etica nei confronti dei propri soggetti e materiali e di passione politica e civile, come testimonia anche il sito web legato al progetto, www.progettoterramatta.it

 

Il forte senso di responsabilità etica verso il soggetto dell’investigazione filmica spinge Quatriglio a esplorare ulteriormente la contaminazione tra generi di finzione e documentarismo in Con il fiato sospeso, presentato fuori concorso a Venezia nel 2013. Il film è basato sul memoriale di Emanuele, dottorando in Scienze Farmaceutiche all’Università di Catania, dove si dettaglia il disinteresse istituzionale a proteggere i ricercatori dalle sostanze tossiche quotidianamente manipolate. Nel film, Quatriglio imbastisce un dialogo tra il diario di Emanuele e la vicenda fittizia di Stella, giovane ricercatrice la cui storia ne ricalca le orme. Nelle note di regìa, Quatriglio scrive: “[n]el cinema documentario il non filmabile è quella soglia che divide il discorso pubblico che un testimone ha desiderio e disponibilità a fare e la propria intimità che ritiene inviolabile, almeno entro una determinata misura” (Quatriglio 2013b). Quatriglio dunque sceglie di usare l’intervista, come struttura normalmente adoperata al servizio “del cinema della realtà,” mettendolo però, “a disposizione di un film di finzione. La testimonianza diretta di Stella, interpretata da Alba Rohrwacher, mi ha permesso di entrare e uscire dai due diversi generi, fornendo allo spettatore, attraverso il linguaggio, una riflessione non solo sul dolore, ma anche sul cinema” (Quatriglio 2013b). 

 

Più tradizionalmente inquadrato nel genere documentaristico è Triangle, con il quale Quatriglio ottiene un secondo Nastro d’Argento per il miglior documentario nel 2015. Nel film, la regista crea una connessione (una triangolazione) tra l’incendio del marzo 1911 alla fabbrica tessile Triangle di Manhattan e il crollo di un edificio, nei cui scantinati si trova una sartoria abusiva, a Barletta nel 2011. Sviluppando ulteriormente la tecnica di Terramatta; Quatriglio interpone immagini di repertorio della Manhattan di inizio secolo con scene e panorami della Barletta contemporanea. Per Quatriglio, il crollo della palazzina di Barletta corrisponde al crollo di “un’intera civiltà. Qui postglobalizzazione è sinonimo delle rovine sotto cui hanno perso la vita tanti nuovi schiavi” (Quatriglio 2015). Se Manhattan e Barletta rappresentano i primi due vertici del triangolo, il terzo è costituito dallo spazio vuoto lasciato dalle rovine, e reso visibile dal mezzo cinematografico (Quatriglio 2015). Rendere visibile l’invisibile significa in questo film dare voce alla prospettiva di Mariella, un’operaia della fabbrica pugliese, che vive con il peso dell’essere sopravvissuta alla tragedia in cui cinque sue compagne sono morte.

 

Invisibile è anche Franco Mastrogiovanni, maestro anarchico del Cilento, che muore il 4 agosto del 2009, durante un ricovero per “Trattamento Sanitario Obbligatorio” all’ospedale San Luca di Vallo di Lucania, dopo essere stato legato al suo letto per 81 ore per aver rifiutato di sottoporsi a un esame delle urine. La causa del decesso è asfissia causata da un edema polmonare a sua volta provocato dalla contenzione. Quatriglio racconta la sua storia nel documentario 87 ore—includendo nel conteggio le ore in cui il cadavere è rimasto legato al letto d’ospedale—attraverso le immagini delle telecamere di sicurezza dell’ospedale che mostrano l’indifferenza di infermieri, medici, e altro personale verso Mastrogiovanni. Quatriglio include le testimonianze della nipote e della sorella di Mastrogiovanni, oltre a registrazioni del processo contro il personale sanitario, e a scene girate nei luoghi dove Mastrogiovanni viveva—riprendendo così alcune delle tecniche narrative già presenti in Terramatta; o Triangle. Anche questo documentario viene applaudito dalla critica e riceve il Premio Speciale ai Nastri d’Argento 2016.

 

Nel 2018 Quatriglio ritorna alla finzione, per la prima volta da L’isola, con Sembra mio figlio. Il film segue dunque le tracce di Ismail, rifugiato Hazaro che da dieci anni non ha notizie della madre, rimasta in Afghanistan, mentre intraprende un viaggio nel tempo e nello spazio alla ricerca della donna e della propria identità. L’origine del film risale a Il mondo addosso, filmando il quale Quatriglio aveva incontrato Mohammad Jan Azad, la cui vicenda ispira quella di Ismail in Sembra mio figlio; come Ismail, Azad riesce a rintracciare la madre al telefono dopo anni di distacco, e Quatriglio nel 2010 racconta la storia di questo rinnovato contatto in Breve film d’amore e libertà. Azad collabora a alla sceneggiatura di Sembra mio figlio, e, come in L’isola, la regista utilizza attori non professionisti, di etnia Hazara, per rappresentare i personaggi. Queste scelte riflettono da una parte la continua ibridazione dei linguaggi e delle tecniche narrative che definiscono il lavoro di Quatriglio, ma anche la sua attenzione rispettosa ai particolari della storia dei suoi personaggi.  Questo approccio alla narrazione, ipotizza Quatriglio nella sua intervista con Scarparo e Luciano, è forse il denominatore comune al lavoro di tante registe donne: “non tanto i temi, ma il modo in cui le donne si approcciano a quello che raccontano: la capacità di mettersi in discussione, di cambiare idea, di penetrare fortemente la realtà che si vuole raccontare” (Scarparo e Luciano 2013). 

 

Questa capacità di mettersi in relazione con l’altro anima un’altra parte essenziale dell’attività cinematografica di Quatriglio: l’insegnamento. Con il marito, il regista Daniele Vicari, è fondatrice della Scuola d’Arte Cinematografica Gian Maria Volontè di Roma, una scuola triennale, “pubblica e gratuita” (Tornatore 2020), che offre corsi di formazione nella diverse professioni legate al cinema. Dal 2019, è direttrice artistica del Centro Sperimentale di Cinematografia per la sede di Palermo. Un riflesso del suo impegno civile è la regìa del 2020, per il Comune di Palermo, di C’è il Festino che non c’è, un film che reinterpreta il tradizionale festino della patrona della città, Santa Rosalìa, nel contesto delle restrizioni dovute alla pandemia del Covid-19.

 

È precisamente la capacità e il desiderio di abbracciare mezzi (inclusa la televisione) e generi diversi, al di là di ogni schema fisso o gerarchico, che consentono a Quatriglio di creare un cinema che, mantenendosi sempre sul filo dei generi, dei linguaggi, e delle tematiche narrative, realizza il suo potenziale di pratica trasformativa—oltre che interpretativa—del reale.

 

OPERA CITATE

Luciano, Bernadette, e Scarparo, Susanna (2014). “Performing the invisible past: Costanza Quatriglio's Terramatta;.” Journal of Modern Italian Studies 19.3: 293-306.

___ (2013). "An Interview with Costanza Quatriglio." Supplementary Content to Reframing Italy: New Trends in Italian Women's Filmmaking. Paper 3. https://docs.lib.purdue.edu/reframit/3/

Quatriglio, Costanza (2015). Triangle. Dichiarazione regista. https://www.torinofilmfest.org/it/32-torino-film-festival/film/triangle/18097/  

___ (2013a). “Oltre la soglia. La nuova radice del cinema italiano.” Cinema e Storia 2 (2013). Riprodotto in Arabeschi (2014). http://www.arabeschi.it/oltre-la-soglia-la-nuova-radice-del-cinema-documentario-italiano-/

___ (2013b). Con in fiato sospeso. Note di regia. https://www.jolefilm.com/film/con-il-fiato-sospeso/  

Tornatore, Daniela. “Costanza Quatriglio: il mio modo  di raccontare  il mondo.” Gattopardo, 26 aprile 2020. https://gattopardo.it/2020/04/26/costanza-quatriglio-il-mio-modo-di-raccontare-il-mondo/  

 

FILMOGRAFIA 

Palermo Sospesa, C’è il Festino che non c’è. Italia 2020. Centro Sperimentale di Cinematografia. 77’

Sembra mio figlio. Italia, Croazia, Belgio 2018. Ascent Film, Caviar Films, Antitalent Produkcija. 103’

87 ore. Italia 2015. Doclab, Rai Tre, Amnesty International. 75’

Triangle. Italia 2014. Factory Film, DocLab, Rai Cinema. 63’

Con il fiato sospeso. Italia 2013. Jolefilm, Istituto Luce Cinecittà, 35’

Terramatta. Italia 2012. Cliomedia Officina, Istituto Luce Cinecittà. 74’

Il mio cuore umano. Italia 2009. Bibi Film. 52’

Il mondo addosso. Italia 2006. Dream Film, Rai Tre. 90’

L’isola. Italia 2003. Dream Film, Raicinema, Mibac. 103’

L’insonnia di Devi. Italia 2001. 68’

Ècosaimale? Italia 2000. 60’

 

BIBLIOGRAFIA 

Cesaro, Laura. “Horror body as bodily manifestation of visibility: 87 ore by Costanza Quatriglio.” Northern Lights 17.1 (2019): 101-114.

Luciano, Bernadette, and Scarparo, Giuliana. “ ‘I bambini si guardano’: The documentaries of Costanza Quatriglio.” Studies in Documentary Film 5.2-3 (2011): 183-196.

___. “Costanza Quatriglio: In search of the invisible.” Studies in European Cinema 8.2 (2012): 115-127.

___. Reframing Italy: New Trends in Italian Women’s Filmmaking. West Lafayette, IN: Purdue UP 2013. 

___. “Performing the invisible past: Costanza Quatriglio’s Terramatta.” Journal of Modern Italian Studies 19.3 (2014): 293-306.

___. “Directing Terramatta;. An interview with Costanza Quatriglio.” Journal of Modern Italian Studies19.3 (2014): 284-292.

Sande, Estela Gonzáles de. “Mujeres tras la cámara: panorama de las cineastas italianas de las últimas décadas, con una entravista a la directora siciliana Costanza Quatriglio.” Arbor 188.758 (2012): 1065-74.

Summerfield, Giovanna. “Interview with Costanza Quatriglio.” Italian Women Filmmakers and the Gendered Screen, ed. Maristella Cantini. New York: Palgrave 2013. 263-272

To cite this biofilmography, please use this reference: Lerner, Giovanna Faleschini (2021) "Costanza Quatriglio's biofilmography " Gynocine Project, Barbara Zecchi, ed. www.gynocine.com