Il lato nascosto della laicità italiana nel cinema di Cristina Comencini

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Flavia Laviosa, Wellesley College

 

Cristina Comencini (Roma 1956) è tra le registe italiane di spicco della generazione di mezzo, con Francesca Archibugi (Roma 1960) e Roberta Torre (Milano 1962), che hanno sostituito i maestri del cinema italiano e che negli ultimi venti anni hanno raggiunto notorietà nazionale e internazionale. Figlia del grande regista Luigi Comencini (1916-2007)[1] e di Giulia,[2] sorella di Paola (Roma 1954) scenografa, costumista e produttrice esecutiva del Tg5, di Eleonora (Roma 1958) produttrice e scenografa, di Francesca (Roma 1961) regista e sceneggiatrice,  Cristina esordisce come attrice[3] nel 1969 diretta dal padre in Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova, veneziano. Non particolarmente attratta dal lavoro di interprete, dopo la laurea in Economia e Commercio, incomincia la carriera di scrittrice collaborando a lungo con il padre in veste di sceneggiatrice in opere come i televisivi Il matrimonio di Caterina (1982); Cuore (1984), l’adattamento del libro del 1886 di Edmondo De Amicis; e La Storia (1986), la trasposizione del romanzo omonimo del 1974 di Elsa Morante, diretti dal padre e scritti in collaborazione con la sceneggiatrice Suso Cecchi d’Amico.  I suoi successivi lavori, nel ruolo di collaboratrice alla stesura della sceneggiatura insieme ad Ennio De Concini, sono gli sceneggiati televisivi Quattro storie di donne (1986) realizzati in due episodi con la regia di Franco Giraldi. In seguito Cristina Comencini firma anche le sceneggiature del film televisivo Un ragazzo di Calabria (1987) e del lungometraggio cinematografico Buon Natale e Buon anno (1989),[4]  entrambi diretti dal padre.

Dopo questo intenso periodo di apprendistato, in cui è affiancata dai maggiori nomi nel mondo del cinema, Cristina Comencini approda alla regia nel 1988 con il suo film d’esordio Zoo,[5] una fiaba lieve ed aggraziata, di cui è anche sceneggiatrice insieme a Francesca Melandri.  La sua attività di regista prosegue con la realizzazione di due notevoli lungometraggi: l’impegnato film I divertimenti della vita privata (1990), di cui scrive la sceneggiatura con Gerard Brach; e l’adattamento letterario La fine è nota (1992)[6] dell’omonimo romanzo The End is Known[7] del 1949 di Geoffrey Holiday Hall, pubblicato in Italia nel 1952.[8] In questo libero adattamento, di cui è anche sceneggiatrice insieme a Susi Cecchi d’Amico, Cristina Comencini trasforma un romanzo dell’America del secondo dopo guerra in una storia ambientata nell’Italia degli anni Novanta. La regista cerca di innervare il film con tematiche contemporanee aggiungendo l’elemento del terrorismo italiano come sfondo alla trama. L’opera, un incrocio tra il thriller e l’analisi sociologica, è un giallo con una sceneggiatura coinvolgente, un vero e proprio noir che porta Cristina Comencini a confrontarsi  con il tema, complesso quanto scottante, degli anni di piombo.[9] Sebbene manchi un approfondimento completo in chiave politico-ideologica, la pellicola è di pregevole fattura grazie soprattutto alle cupe atmosfere, suggestioni tenebrose e all’inquietudine di fondo che il registro registico e le ambientazioni riescono a creare. 

Alcuni anni dopo Cristina Comencini dirige l’intervista con Mario Monicelli nel documentario collettivo Ritratti d’autore: Prima serie (1996).[10] Tuttavia, il suo primo successo al box-office è Va’ dove ti porta il cuore (1995),[11] la trasposizione cinematografica dell’omonimo best-seller del 1994 di Susanna Tamaro,[12] di cui scrive la sceneggiatura insieme a Roberta Mazzoni, e in cui la regista affronta i temi a lei più congeniali: le verità e le bugie, le zone d’ombra, i silenzi e le incomprensioni, i sentimenti privati, vissuti dal singolo considerato come individuo indipendente, ma anche come cellula del nucleo familiare. Dopo questi film drammatici, il  percorso di ricerca familiare, prosegue con il pregevole Matrimoni (1998),[13] una commedia sulla crisi della famiglia, e il divertente Liberate i pesci! (1999), di cui firma la sceneggiatura insieme a Enzo Monteleone. Questi film sono simpatiche espressioni della commedia all’italiana in cui, fra meschinità e sotterfugi, si parla delle piccole grandi bugie che, a volte, reggono i rapporti sentimentali. In seguito, la regista dirige un episodio del documentario collettivo Un altro mondo è possibile (2001) ideato e coordinato da Francesco Maselli. Il documentario è realizzato per raccontare I fatti del G8 di Genova,[14] gli episodi di violenza, avvenuti dal giovedì 20 alla domenica 22 luglio del 2001 in concomitanza con la riunione del G8, che costituiscono una delle pagine più dolorose della storia italiana negli anni recenti.

Cristina Comencini continua come regista, ed anche come sceneggiatrice in collaborazione con la figlia Giulia Calenda, con Il più bel giorno della mia vita (2002),[15] un film che scava nella sessualità di una comune famiglia borghese, estraendone la complessità e la crudeltà del pensiero. La bestia nel cuore (2005),[16] trasposizione cinematografica del suo romanzo omonimo del 2004, di cui firma la sceneggiatura con Francesca Marciano e Giulia Calenda, è il film che le ha dato maggiore successo con notevoli riconoscimenti a livello internazionale, tra cui la candidatura all’Oscar come migliore film in lingua straniera. Segue il documentario Il nostro Rwanda (2005). Inoltre, nel 2006, la regista esordisce sul palcoscenico dirigendo il suo testo teatrale Due partite.[17] La fortunata pièce teatrale, in cui due generazioni di donne intorno ad un tavolo giocano a carte e si raccontano i crucci, le gioie, le ansie, gli sgomenti delle vite coniugali, è diventata film nel 2009 e Cristina Comencini ha collaborato alla sceneggiatura trasportando la sua opera dal palcoscenico al grande schermo con il film omonimo diretto da Enzo Monteleone. 

Il film Bianco e Nero/Black and White (2008)[18]  è una commedia sul rapporto d’amore tra un italiano e una donna di colore.[19] Nelle note di regia al film, la regista dichiara di essere stata in Africa perché le era stato chiesto di seguire un gruppo di studenti romani in un viaggio e di girare un documentario. È stata questa esperienza che le ha dato l’opportunità di entrare a contatto diretto con le persone del posto e di mettere in discussione una immagine prefabbricata che aveva dell’Africa e dei neri e ha cessato di considerarli categorie, e ha incominciato ad apprezzare i luoghi e le persone.[20] La regista realizza inoltre i film Quando la notte (2011), Latin Lover (2015), Qualcosa di nuovo (2017), Sex Story (2018)[21] e Tornare (2019). Un lavoro purtroppo non portato a termine è La mia mano destra, un film sulla tumultuosa vicenda amorosa tra due grandi interpreti della musica del XIX secolo, Clara Wieck e Robert Schumann.[22]

Oltre ad essere sceneggiatrice e regista prolifica, Cristina Comencini è anche una apprezzata scrittrice, nota al grande pubblico per i suoi romanzi pubblicati da Feltrinelli. Grazie al sostegno di Natalia Ginzburg pubblica il suo primo libro Le pagine strappate (1991), e continua la sua produzione letteraria con le opere Passione di famiglia (1994), Il cappotto del turco (1997), Matriosca (2002), La bestia nel cuore (2004), L’illusione del bene (2007), Quando la notte (2009), Lucy (2103), Voi non la conoscete (2014), Essere vivi (2016), Da soli (2018) e L’altra donna (2020), tutti racconti punteggiati da indimenticabili figure femminili in cui si alternano commozione e comicità.[23] È proprio questa fluida vena di scrittrice esperta e di autrice poliedrica che porta Cristina Comencini a curare la sceneggiatura e a realizzare nel 2005 la regia del suo romanzo La bestia nel cuore e nel 2011 del suo successivo romanzo Quando la notte.

La riscoperta della sessualità e degli affetti, partendo dal passato per raccontare le storie di oggi, caratterizza la filmografia di Cristina Comencini. La regista fruga nelle anime dei suoi personaggi e ne segue attentamente lo sviluppo emotivo e i cambiamenti generazionali. Il suo è un cinema fatto di persone comuni i cui sguardi perduti e storditi, come aggrovigliati fili di un’unica matassa, si intersecano e conducono a compiere un percorso di crescita e trasformazione nella vita. A Cristina Comencini non interessa fare film politici o sociologici, perché la regista preferisce raccontare il lato nascosto della laicità italiana, vuole approfondire i temi intimi e privati più scottanti della società contemporanea. Tuttavia, la regista, impegnata per i diritti civili e la parità di genere, il 13 febbraio 2011 ha partecipato alla manifestazione Se non ora, quando? per il rispetto e la dignità delle donne che ha visto la partecipazione di un milione di donne nelle piazze italiane. Il 17 maggio dello stesso anno è intervenuta alla manifestazione a Piazza Navona contro l'omofobia e in favore della proposta di legge volta ad introdurre la componente omofobica come aggravante per i reati di aggressione.

 

BIBLIOGRAFIA

Laviosa, Flavia (2005), “Feelings and Private Conversations: An Interview with Director Cristina Comencini.” Rivista di Studi Italiani, 2, December, pp. 96-105.

Laviosa, Flavia (2008), “Cristina Comencini, Novelist and Filmmaker: From La bestia nel cuore to Don’t Tell.”  In Watching Pages, Reading Pictures: Cinema and Modern Literature in Italy. Daniela De Pau and Georgina Torello (Eds.) Cambridge Scholars Press, Cambridge, pp. 127-143. 

Laviosa, Flavia (2009), “Cristina Comencini: scrittrice, scenografa e regista. Intervista.” Italica, 86, 3, pp. 539-554.

ROMANZI

Le pagine strappate, Feltrinelli, Collana I Canguri 1991, Super Universale Economica, 2006

Passione di famiglia, Feltrinelli, Collana I narratori, 1994, Universale Economica, 2007 

Il cappotto del turco, Feltrinelli, Collana I narratori, 1997, Universale Economica, 1998

Matrioska, Feltrinelli, Collana I narratori, 2002, Universale Economica, 2004

La bestia nel cuore Feltrinelli, Collana I narratori, 2004, Universale Economica, 2005

La bestia nel cuore. DVD. Con libro, Feltrinelli, Collana Le nuvole, 2006 

Due partite, Feltrinelli, Collana Super Universale Economica, 2006  

L'illusione del bene, Feltrinelli, Collana I narratori, 2007, Universale Economica, 2010 

Quando la notte, Feltrinelli, Collana I narratori, 2009, Universale Economica, 2013 

Quando la notte, Audiolibro letto da Michela Cescon e da Gigio Alberti, emons/Feltrinelli 

Lucy, Feltrinelli, Collana I narratori, 2013, Universale Economica, 2014 

Voi non la conoscete, Feltrinelli, Collana I narratori, 2014 

Essere vivi, Einaudi, Collana I coralli, 2016 

Da soli, Einaudi, Supercoralli, 2018 

FILMOGRAFIA

 

REGISTA

Zoo (1988)

I divertimenti della vita privata (1990)

La fine è nota (1993)

Va' dove ti porta il cuore (1996)

Matrimoni (1998)

Liberate i pesci! (2000)

Il più bel giorno della mia vita (2002)

La bestia nel cuore (2005)

Bianco e nero (2008)

Quando la notte (2011)

Latin Lover (2015)

Qualcosa di nuovo (2016)

Sex Story (2018)

Tornare (2019)

SCENEGGIATRICE

Cuore, regia di Luigi Comencini (1984)

Buon Natale... buon anno, regia di Luigi Comencini (1989)

Due partite, regia di Enzo Monteleone (2009)

La donna della mia vita, regia di Luca Lucini (2010)

 

ATTRICE

Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova, veneziano, regia di Luigi Comencini (1969).

 

[1] Luigi Comencini, nato a Salò l’8 giugno 1916, architetto, ex critico, curatore e fondatore con Lattuada e Ferrari della Cineteca Italiana, poi retta per molti anni dal defunto fratello Gianni ed ora dalla nipote Luisa e dalla figlia Cristina, si è spento il 6 aprile 2007 a Roma dopo una lunga malattia, il morbo di Parkinson, sopportata con coraggio e discrezione. Luigi Comencini  ha diretto 42 film. Leone d’oro alla carriera alla Mostra di Venezia nel 1987, è stato definito il regista dei sentimenti che inventò il “neorealismo rosa.”

[2] La madre Giulia è figlia della principessa Grifeo di Partanna. 

[3] Recita accanto a Tina Aumont e Maria Grazie Buccella.

[4] Una coppia borghese di mezza età vive separata, ognuno con una delle figlie sposate. Dopo una crisi, i coniugi tentano la riconciliazione.  

[5] Con la debuttante Asia Argento, film è la storia di Martina, una ragazzina di 11 anni. Vive con il padre che lavora come guardiano dello zoo di Roma. Martina spesso gironzola tra i viali del parco e una notte scopre un ragazzo di 14 anni che vive nascosto nello zoo. I due diventano amici e decidono di fuggire con un elefante. 

[6] Bernardo è un avvocato di grido il quale una sera, tornando a casa, assiste alla caduta dalla finestra del suo appartamento del corpo di un uomo assassinato.  La moglie lo informa che l’uomo era venuto a cercarlo probabilmente per un consulto legale. Bernardo scopre che l’uomo era un terrorista ricercato da 10 anni e sospetta che ci sia un legame tra il terrorista e  un cliente sotto processo di cui lui è l’avvocato difensore. 

[7] Scritto nel 1949, Sciascia lo aveva fatto tradurre nei romanzi gialli Mondadori nel 1952. Sellerio lo ha ripubblicato nel 1990.

[8] Geoffrey Holiday Hall, l’autore del romanzo, ha scritto due romanzi nella sua carriera. La fine è nota e Qualcuno alla porta (The Watcher at the Door) che nel 1954 vinse il Grand Prix de la Littérature Policière.  Poi lo scrittore non ha scritto più niente e sembra essere svanito nel nulla. In una nota contenuta nell’edizione di Sellerio del 1990, Leonardo Sciascia dichiara di aver cercato di scoprire qualcosa su questo misterioso autore, ma di non aver trovato niente, nemmeno negli archivi del suo vecchio editore americano. Nulla quindi, se non la sensazione che si trattasse di uno pseudonimo, un nome con cui qualcuno molto più famoso si era preso una vacanza,  anche anagrafica, vista la scelta dello pseudonimo stesso, Holiday Hall,  nella letteratura di genere. 

[9] Espressione giornalistica largamente usata per fare riferimento agli anni Settanta come agli anni degli attacchi terroristici in Italia e Germania. Deriva dal titolo del  film della regista Margarethe von Trotta Die Bleierned Zeit (Marianne and Juliane) del 1981.

[10] Questo documentario è una produzione di Orisa Film. Questa serie è stata ideata da Valentina Pascarelli e prodotta da Cristiano Bortone. L’episodio con Cristina Comencini e Mario Monicelli è diretto dalla Comencini. Giovani registi italiani scambiano idee sulla produzione nazionale dei film dei grandi maestri in una interessante serie di interviste di 15 minuti. Finanziato dal canale privato Telepiù 1, questi sono incontri tra esponenti di due generazioni di registi. 

[11] Il film riceve il premio Nastro d’Argento per l’interpretazione di Virna Lisi come migliore attrice.

[12] Tradotti in oltre 40 lingue straniere.

[13] Il film riceve il premio David di Donatello nel 1999 per l’interpretazione di Cecilia Dazzi come migliore attrice non protagonista.

[14] La riunione fu fortemente contestata dai movimenti no-global e dalle associazioni pacifiste che dettero vita a manifestazioni di dissenso, poi sfociate in gravi tumulti di piazza con scontri fra forze dell’ordine e manifestanti e gravi danni alla città. Nei sei anni successivi vi sono state alcune condanne in sede civile nei confronti dello Stato Italiano e in sede penale contro alcuni esponenti delle forze dell’ordine per gli abusi compiuti durante la manifestazione (non in forma definitiva). Circa 250 denunce nei confronti di esponenti delle forze dell’ordine per lesioni sono state archiviate per l’impossibilità di identificare gli agenti responsabili, sebbene la magistratura avesse ritenuto avvenuti molti dei fatti in questione. Secondo i magistrati, che seguono i processi, vi è un elevato rischio che tutti i procedimenti, che riguardano gli esponenti delle forze dell’ordine e parte dei reati di cui sono accusati i manifestanti, finiscano in prescrizione. 

[15] Il film riceve nel 2003 il premio Grand Prix al Creteil International Women’s Film Festival; nel 2002 il Nastro d’Argento per la migliore sceneggiatura condiviso con Lucilla Schiaffino e Giulia Calenda; il Nastro d’Argento per l’interpretazione di Margherita Buy, Virna Lisi e Sandra Ceccarelli come migliori attrici non protagoniste; e il Grand Prix des Ameriques al Montreal World Film Festival del 2002.

[16] Prodotto da Cattleya e Rai Cinema in co-produzione con Acquarius Film (UK), Babe (Francia), Alquimia Cinema (Spagna), in collaborazione con Sky Distribution 01 Distribution, La bestia nel cuore ha incassato più di $7 milioni al box-office nell’autunno del 2005, dopo essere stato presentato al Festival di Venezia del 2005. Riceve i seguenti premi al Festival di Venezia del 2005:  Premio della città di Roma per il migliore film; la Coppa Volpi per l’interpretazione di Giovanna Mezzogiorno come migliore attrice protagonista, Wella Price per Angela Finocchiaro come migliore attrice non protagonista; il premio UNICEF; il premio Young Cinema come migliore film italiano; David di Donatello per l‘interpretazione di Angela Finocchiaro come migliore attrice non protagonista; il Nastro d’Argento per Fabio Cianchetti per la migliore fotografia; il Nastro d’Argento per  Riccardo Tozzi, Marco Chimenz e Giovanni Stabilini come migliore produzione; e nel 2006  la candidatura al 78esimo Oscar come migliore film in lingua straniera. 

[17] Pubblicato da Feltrinelli nel 2006. Nel 2007, ha vinto  I teatranti dell’anno, premio dedicato a Vittorio Gassman. Anni Sessanta, quattro donne giocano a carte in una casa. Ogni giovedì, da molti anni, si riuniscono per fare una partita, chiacchierare, passare il pomeriggio. Portano con sé le loro bambine che giocano nella stanza accanto. Nessuna di loro lavora, fanno le madri, le mogli e si conoscono da molto tempo. Una di loro è incinta del primo bambino. Durante il primo atto si intrecciano le loro storie tra comicità ed emozioni, il tutto scandito dai primi dolori della partoriente. Il tema più forte è quello della maternità e dei vari modi d’intenderla. Il primo atto si chiude con una nascita: il palcoscenico deserto, le carte abbandonate sul tavolo verde, le voci trafelate delle donne fuori scena. Secondo atto oggi, quattro donne s’incontrano in un’altra casa, sono vestite di scuro. Si sono riunite dopo il funerale di una delle loro madri che si è suicidata. Si capisce che sono le bambine che nel primo atto giocavano nella stanza accanto. A poco a poco la narrazione le collega una dopo l’altra alle madri, qualche volta per somiglianza, qualche volta per contrasto. Due epoche, due modi di essere donne.

[18] Il film è una produzione Cattleya e RAI Cinema. Il film è previsto nelle sale cinematografiche italiane  nella primavera del 2008.  Soggetto e sceneggiatura di Giulia Calenda, Maddalena Ravagli e Cristina Comencini, con scenografia di Paola Comencini.

[19] Sinossi: Elena (Ambra Angiolini) è mediatrice culturale, molto impegnata nel lavoro al punto che la sua professione si insinua anche nella sua vita familiare. La figlia Giovanna ne risente e il marito Carlo (Fabio Volo), tecnico informatico, è spesso costretto a presenziare a serate di beneficenza. Durante una di queste serate, Carlo incontra Nadine (Aissa Maiga), una bellissima donna di colore con cui instaura un rapporto di grande intesa fin dal primo sguardo; mentre suo marito Bertrand (Eriq Ebouaney), un raffinato intellettuale di colore, relatore della conferenza, infiamma gli animi di tutti con la sua dialettica appassionata. Carlo convince la moglie ad invitare Nadine e i figli alla festa di compleanno di Giovanna. Un equivoco dopo l'altro crea una situazione comica ed intricata da cui i personaggi non riescono più a districarsi. In questa situazione nasce una passione d’amore tra Carlo e Nadine. Amici e parenti manifestano stupore, esprimono rifiuto e anche molta curiosità per questa relazione.  

[20] Note di regia, 2007. Cortesia della regista. Comencini dichiara di essersi resa conto che “nonostante tutti i discorsi quotidiani sul mix etnico, il superamento del razzismo, l’integrazione” né lei, né i suoi amici e collaboratori frequentavano persone nere. Inoltre la regista spiega che “non c’era incontro, ci si teneva lontani, si parlava di loro ma a distanza. E lo stesso i neri facevano con noi. […] Mi è parso che, al di là del razzismo culturale, fatto solo di stereotipi e di ignoranza, esisteva un’altra forma di apartheid, comune alle due parti: non mischiare le nostre vite. E allora ho immaginato una storia, a casa mia, qui a Roma, fra persone simili, non separate da distanze di classe o di livello culturale, ma solo dal desiderio nascosto di tenersi lontani. Ho creato due mondi diversi ma in fondo anche molto simili, vicini ma separati: due famiglie, con le bellezze e i problemi di tutte le famiglie. La separatezza salta, superata momentaneamente dalla scintilla di un amore, inopportuno ma irresistibile. L’esplosione travolge tutto, e porta a galla anche schegge di razzismo profondo, paure primitive, idee infantili, mimesi di conflitti storici. Tutto cospira perché si ritorni alla tranquilla e protetta vita all’ombra del muro.”

[21] Film di Cristina Comencini, Roberto Moroni - CinemaItaliano.info, su CinemaItaliano.info. URL consultato il 6 febbraio 2020

[22] Sceneggiatura di Fredric Raphael. 

[23] Tutti i romanzi sono stati tradotti in diverse lingue europee.

 
 
 
 
 
 

To cite this biofilmography, please use this reference: Laviosa, Flavia (2021), "Cristina Comencini's biofilmography", Gynocine Project, Barbara Zecchi, ed. www.gynocine.com