"Miss Marx" di Susanna Nicchiarelli

Anita Trivelli

Prof. ssa Ordinaria di Cinema

Dipt. di Lingue, letterature e culture moderne

Università G. d'Annunzio

Quando si dice autrice: «Miss Marx» di Susanna Nicchiarelli, una declinazione anti-ideologica del «personale (che) è politico»

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La storia di Eleanor Marx apre un abisso sulla complessità dell’animo umano (...).

Raccontare la (sua) vita vuol dire parlare di temi talmente moderni

da essere ancora oggi, oltre un secolo dopo, rivoluzionari.

Susanna Nicchiarelli

Notai Susanna Nicchiarelli a Venezia, nel 2001, con il suo quarto cortometraggio Cra Cri Do Bo (prodotto da Nanni Moretti), che già segnalava il suo interesse per la Storia e le figure femminili, un interesse che sarebbe mirabilmente maturato nei suoi lavori successivi, mentre si consolidava la sua tempra autoriale.

Dal debutto nel lungometraggio con Cosmonauta (Premio Controcampo alla Mostra di Venezia 2009) al suo recente Miss Marx (in concorso alla Mostra di Venezia 2020), passando per La scoperta dell’Alba (Festa del

Cinema di Roma, 2013) e Nico,1988 (Premio Orizzonti per il miglior film alla Mostra di Venezia 2017 e quattro David di Donatello), la cineasta romana esercita una idea di cinema molto personale, svincolata da tradizioni e tendenze dominanti e forte di un sofisticato bagaglio formativo ed esperienziale (laurea in filosofia con perfezionamento alla Normale di Pisa, studi di regia alla Scuola Nazionale di Cinema di Roma): «Cerco di raccontare delle storie di persone interessanti - dichiara - ed essendo io donna mi identifico più facilmente nei personaggi femminili. Credo in un cinema che vada contro i cliché (...); i personaggi che ho scelto sono personaggi che cercano di provare a dimostrare chi sono al di là dell’icona, dell’immagine, dell’idea che gli altri hanno di loro».

Miss Marx disegna un altro ritratto di donna complessa e anticonvenzionale, raccontando gli anni salienti di Eleanor Marx (Romola Garai) detta Tussy, sestogenita e quarta femmina di Karl Marx (Philip Gröning) e Jenny von Westphalen, la cui notorietà è rimasta in sordina a fronte dell’interesse di storici, lettori e di numerose biografie sul suo conto (per Einaudi è uscita in Italia quella in due volumi scritta da Yvonne Kapp). Nicchiarelli si imbatte per caso nella sua storia, e per la prima volta realizza un film in costume, di cui firma anche la sceneggiatura, trasgredendo i canoni del biopic tradizionale e dando prova di una esemplare adesione di contenuti trattati e forma espressiva. I riferimenti citati per la sua messa in scena vanno da Sofia Coppola (Maria Antonietta), una collega molto apprezzata dalla regista italiana, a Jane Campion (Lezioni di piano e Ritratto di signora), e soprattutto al Truffaut di Adèle H.

L’anticonvenzionalità di Eleanor Marx ha come “correlativo oggettivo” uno stile di regia originale e autoriflessivo, capace di rilanciare nell’attualità la matrice profondamente esistenziale del motto femminista il personale è politico, anche sotto lo spettro (in tutti i sensi) dell’iniquità sociale che oggi incombe più che mai come un’emergenza globale. «E’ stata la prima - commenta la regista sulla sua protagonista - ad usare il pensiero del padre, il socialismo, articolandolo anche su questioni femministe, ad esempio illuminando le problematiche interne alla famiglia; è stata la prima a parlare di femminismo anche in termini economici e sociali nel rapporto donna-uomo, ma lei partecipava anche ad altre lotte e istanze di cambiamento legate a tutta la società. Lei lottava per tutti gli sfruttati».

Dopo l'erranza per l'Europa dei genitori per ragioni politiche, Eleanor Marx nasce nel 1855 a Londra, dove morirà suicida a 43 anni. Fervida militante in favore dei diritti delle donne e contro il lavoro minorile curò le opere postume del padre e fu autrice di scritti sulla questione femminile, sugli anarchici e sul movimento operaio, nonché di apprezzate traduzioni e adattamenti per il teatro: fu la prima a tradurre in inglese Madame Bovary e le opere di Ibsen, che interpretò a teatro anche come attrice, sua originaria aspirazione professionale. Colta, intelligente e brillante, amica del coetaneo Georg Bernard Shaw e dei più stretti collaboratori del padre, da Friedrich Engels a Wilhelm Liebknecht, si spese con ardore e senza risparmiarsi sia nella vita pubblica che in quella privata, consumando i suoi anni migliori in un rapporto amoroso tormentato e infausto. 

Siamo nel 1883, e il film si apre con l’affettuosa eulogia di Eleanor sulla tomba del padre appena scomparso. E’ la più giovane delle figlie del pensatore tedesco, e prenderà il testimone del suo patrimonio politico e filosofico, perseguendo il progetto socialista del padre e del grande amico Friedrich Engels, che con Marx condivise ben oltre le idee politiche. Eleanor è una viaggiatrice instancabile, e in un suo viaggio particolarmente intenso negli Stati Uniti osserva e denuncia le disumane condizioni di lavoro e di vita della classe operaia, tra visite in fabbriche dove lavorano anche i bambini, malnutriti e a piedi nudi, e nelle baracche dove vivono le loro famiglie. La segue già in questo viaggio l'uomo della sua vita, Edward Aveling (Patrick Kennedy), socialista inglese, commediografo e attore, che si rivelerà inadeguato al temperamento generoso e altruista di Eleonor, poco incline a occuparsi del suo stato emotivo e dedita invece esclusivamente alle cure familiari e domestiche e all'impegno sociale e politico. Tanto passionale quanto dolorosa fu la relazione con quest'altra ingombrante figura maschile: Eleanor firmava i suoi scritti con il cognome di entrambi, contrassegno fusionale di un rapporto che lei considerava matrimoniale, anche se Aveling era già sposato. Lui la ricambiava con dissennatezze finanziarie e infedeltà compulsive.

 

In questo snodo cruciale tra privato e pubblico, che è il cuore tematico ed estetico del film, Miss Marx si mostra all'altezza della sua protagonista, perché aderisce, nella resa formale, al portato politico e di gender di questa carismatica personalità femminile. La fragilità affettiva di Eleanor, la sua passione per Edward non è sfruttata per vittimizzarne la figura, e, a fronte dell’esito finale, ne esalta invece il rigore e la forza delle idee financo sul versante relazionale più intimo: è proprio lei, infatti, a scegliere con totale libertà e volizione la sua storia d'amore, affrontandola fino alle estreme conseguenze. Nel coup de théâtre, ad alto tasso (auto)riflessivo, in cui Eleanor e Edward recitano insieme il famoso dialogo tra Nora e Torvald di Casa di bambola di Ibsen, la coppia sembra inscenare lo psicodramma di una patriarcale asimmetria relazionale, in cui una (la) donna deve fronteggiare per tutta la vita il controllo esercitato su di lei dalle figure maschili che le sono più care, dal padre al compagno. Sfibrante anche per chi è dotata di maggior tempra e vitalità: nel 1898, logorata dall’ennesima delusione di Edward, che si ritrova ad accudire per infermità (come già aveva fatto con i genitori), e ormai dipendente da oppio, Eleanor Marx si avvelena con il cianuro.

 

Senza rinunciare al fascino e all’emozione suscitati dalla protagonista e dalla sua vicenda personale, Nicchiarelli risolve l’inconciliabilità di passione e riflessione con un impegno formale scevro da celebrazioni à la page e da mitologie mélo (Eros & Thanatos). Un raffinato lavoro sull’immaginario del passato è il punto di forza della regia, che in questo ritratto femminile e d'epoca ripensa e sovverte il film in costume codificato da clichés pittorici, ritrattistici e fotografici del/sul periodo Vittoriano: «Il lavoro sul passato che mi interessa - chiarisce la cineasta - è un lavoro di critica e di riflessione per togliergli tutto ciò che c'è di epico, idealizzato, nostalgico. (...) Per allontanarmi dall’immagine più consueta, desaturata e monocromatica, troppo spesso usata per raccontare quell’epoca, ho scelto invece, assieme alla direttrice della fotografia (Crystel Fournier), al costumista (Massimo Cantini Parrini) e allo scenografo (Alessandro Vannucci), di guardare alla pittura di quegli anni: gli Impressionisti per esempio sono stati una fonte inesauribile per il racconto della quotidianità,̀ dai colori dei costumi agli arredi, fino al realismo con cui ritraggono i capelli, che invece nelle fotografie sono sempre rigidamente acconciati. Altre fonti preziosissime sono state i dipinti dei Preraffaelliti: per quanto i soggetti fossero spesso di fantasia, le acconciature e i colori ci raccontano bene a cosa doveva somigliare quel mondo di rivoluzionari cui appartenevano Eleanor, la sua famiglia e i suoi amici. Dal modo in cui la vera Eleanor Marx portava i capelli anche nelle foto, infatti, ai vestiti che indossava o all’assenza di gioielli e fronzoli, è evidente che il suo abbigliamento e quello delle persone che frequentava erano di una semplicità trasgressiva, nella vita di ogni giorno sicuramente ancor più che nelle fotografie a cui abbiamo accesso oggi»1.

 

La scrittura drammaturgica (dialoghi e performance attoriale) e il repertorio musicale sono presieduti da una ricercata competenza e organizzazione di fonti e materiali di partenza, e scardinano la verosimiglianza della ricostruzione storica con sapienti incursioni e interpolazioni (di foto e immagini di repertorio e suoni), che sospendono il flusso narrativo, insidiano i meccanismi di identificazione e favoriscono altresì la riflessione del pubblico.

La maggior parte dei dialoghi proviene esattamente dall’epistolario di Eleanor (oltre alle lettere, tra i materiali d’archivio usati figurano pamphlet politici, diari e persino i suoi quaderni di bambina), e sin dall’inizio la protagonista parla guardando in macchina, una interlocuzione che ci interpella con le sue considerazioni ad alta voce su incandescenti questioni attuali e irrisolti dubbi esistenziali.

Il corredo musicale, con frequenti e vitalistiche deflagrazioni rock, concorre con efficacia a queste irruzioni stranianti contribuendo alla intermedialità e autoriflessività del film. «La musica - spiega Nicchiarelli - è stata sostanziale per l’individuazione del tono del film. Come già in precedenza, ho fatto le mie scelte musicali in fase di scrittura, scegliendo per alcune situazioni di usare la musica dei Downtown Boys, un gruppo punk rock americano contemporaneo che si definisce “comunista” (un loro album si intitola proprio Full Communism): ho pensato che la trasgressività di questa band avrebbe aiutato a potenziare le immagini astraendole dal tempo dell’ambientazione e avrebbe portato all’occorrenza anche un distacco ironico dalle vicende più drammatiche. I Downtown Boys hanno arrangiato per il film anche una loro versione de L’Internazionale in francese. Ho inserito anche brani di musica classica, prevalentemente Chopin ma anche Liszt, che servivano da commento romantico ma anche ironico delle vicende sentimentali, rifatti dai Gatto Ciliegia Contro il Grande Freddo, il gruppo con cui lavoro fin dai tempi di Cosmonauta».

La direzione degli attori irradia la centralità della protagonista in una costellazione di personaggi, orchestrando una compatta performance attoriale che modula sapientemente realtà storica e le pieghe più intime delle loro interrelazioni: « Il personaggio reale non puoi farlo “rotondo”- afferma Nicchiarelli - perché è contraddittorio come le persone vere. Partire dalla vicenda reale e contrastata di Eleanor mi ha permesso di raccontare la complessità dei rapporti tra femminile e maschile».

Lontana dalle ortodossie brechtiane di un Fassbinder, e più in linea con Helma Sanders Brahms (Germania, pallida madre), la regia di Miss Marx è dunque anche scrittura della memoria, embricata a un discorso sul cinema e ai suoi legami con altri linguaggi espressivi (qui musica e teatro in primis), che esalta l’osmosi tra pubblico e privato come uno degli spunti di confronto con la contemporaneità sollevati dal film; ed evidenzia, insieme, il valore del lavoro formale come mezzo privilegiato per l’attualità del raffronto tra Storia/storie e vita contemporanea.

Recuperare e trasmettere la memoria, indagando figure e fatti trascurati, è ricerca e sperimentazione di nuove possibilità narrative. Nel film l’autrice offre un vivido affresco epocale che, ripercorrendo le tappe cruciali della vita di Eleanor, contrappuntate dal suo contributo alle battaglie sociali e civili delle classi subalterne e delle donne, riluce dell’osmosi di vita e operatività, di percorsi esistenziali e narrazione storica. Nella reciprocità di storie personali e Storia, e nella (co)incidenza tra conquiste individuali e lotte collettive, incorniciate in una stagione che riverbera sull’oggi ideali forti e ancora da raggiungere. «Eleanor era convinta che attraverso l’arte si potesse fare la politica - aggiunge Nicchiarelli - era empatica della sofferenza altrui»: la sua fine è però il suggello di un’anima lasciata sola a combattere i propri demoni interiori.

 

1: L’11 maggio 2021, proprio per Miss Marx Massimo Cantini Parrini è stato premiato con il David di Donatello per il miglior costumista.

To cite this review, please use this reference: Trivelli, Anita (2021): "Miss Marx Review", Gynocine Project, Barbara Zecchi, ed. www.gynocine.com